Monti bis sindacale

Venerdì scorso, da Cernobbio, imprenditori e banchieri hanno lanciato l’ennesima volata al Monti bis per il post elezioni che verrà, poi nel fine settimana è toccato ai partiti politici esercitarsi sull’ipotesi, ma i sindacati cosa ne dicono? Stamattina i rappresentanti dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil parteciperanno a uno degli ultimi appuntamenti collegiali con il presidente del Consiglio, Mario Monti, dopo che mercoledì scorso erano stati gli industriali a confrontarsi con l’esecutivo al suo completo. Leggi Il Cav. vuole riprendersi la maggioranza per imporre l’agenda Monti di Salvatore Merlo - Leggi Glencore pensa prima di tutto a salvare se stessa e non L'Alcoa di Ugo Bertone - Leggi Bollettino della crisi di Alberto Brambilla
11 SET 12
Ultimo aggiornamento: 06:58 | 20 AGO 20
Immagine di Monti bis sindacale
Roma. Venerdì scorso, da Cernobbio, imprenditori e banchieri hanno lanciato l’ennesima volata al Monti bis per il post elezioni che verrà, poi nel fine settimana è toccato ai partiti politici esercitarsi sull’ipotesi, ma i sindacati cosa ne dicono? Stamattina i rappresentanti dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil parteciperanno a uno degli ultimi appuntamenti collegiali con il presidente del Consiglio, Mario Monti, dopo che mercoledì scorso erano stati gli industriali a confrontarsi con l’esecutivo al suo completo. Le attese non sono esaltanti, anche perché nel cantiere “produttività e crescita” che i tecnici illustreranno non pare esserci spazio per quelle risorse aggiuntive che tutte le parti sociali senza distinzioni chiedono a gran voce. A maggior ragione dopo i dati negativi sul pil resi noti ieri: nessun allarme – assicurano a Palazzo Chigi – ma sicuramente un motivo in più per blindare i conti in nome del raggiungimento del pareggio di bilancio.
Nelle centrali sindacali si coltivano poche illusioni, anche se la Cisl guidata da Raffaele Bonanni – più dialogante rispetto a Cgil e Uil – presenterà la sua proposta per detassare i nuovi investimenti in settori chiave, senza esborso di risorse aggiuntive da parte dello stato. Bonanni, al quale alla fine dello scorso anno era venuto d’un tratto a mancare un canale diplomatico collaudato con l’esecutivo Berlusconi, ha abbandonato da tempo i toni più ruvidi nei confronti dei tecnici, e non a caso sabato ha scelto la convention dell’Udc di Pier Ferdinando Casini (quello di “Monti dopo Monti”) per invocare una nuova offerta politica, facendo però appello a un rassemblement di “tutti coloro che amano l’Italia”. Perché il governo tecnico non avrà le carte in regola sulla famosa “fase due”, quella della crescita, ma sul rigore ha fatto il possibile – è la tesi che circola nel sindacato – al punto che la Cisl non aderisce allo sciopero dei lavoratori pubblici convocato da Cgil e Uil per il prossimo 28 settembre: “Meglio trattare”. E di Monti, si dice in ambienti vicini a Bonanni, quel che non va sicuramente gettato via è l’indiscussa autorevolezza internazionale. (segue dalla prima pagina)
Giura però chi conosce Bonanni che il montismo moderato del leader sindacale è dovuto più alla tradizione di pragmatismo e solidarismo della Cisl che a una velleità di discesa in campo con la “Lista Italia”: “Si ricandiderà a segretario generale”.
Diverso il corso intrapreso dalla Uil di Luigi Angeletti, da sempre favorevole alle elezioni subito piuttosto che alla parentesi tecnica. Angeletti, che domenica ha giudicato Elsa Fornero priva della formazione “adeguata” per ricoprire l’incarico di ministro del Lavoro, ancora ieri si diceva poco fiducioso sul tavolo odierno. Al governo mancano le “risorse economiche” per trattare, ma soprattutto le “risorse politiche”. Però il vincolo esterno posto dall’Unione europea, ora anche dalla Banca centrale europea sotto forma di agenda per la crescita, non condizionerà pure il prossimo esecutivo? Il voto, quale che siano i risultati – rispondono nella Uil – fornirà una nuova legittimazione e quindi una nuova propensione all’ascolto tra i ministri.
Su questo la consonanza con la Cgil – che per bocca del segretario generale Susanna Camusso si è spinta ieri a ventilare l’ipotesi di sciopero generale se la Legge di stabilità di ottobre non offrirà “risposte positive su redditi e lavoro” – è totale. La differenza è che a Corso Italia non si nasconde nemmeno la volontà di smantellare quanto fatto dal governo Monti: se non sulle pensioni, su mercato del lavoro e pubblico impiego certamente sì. Il “no alla sospensione della democrazia” di Camusso va di pari passo con il “no” all’aut aut “agenda Monti o niente” del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Anche se la sinistra vincesse, come metterla con l’Europa? In Cgil rispolverano l’esempio di Carlo Azeglio Ciampi, tecnico sì, ma fautore della concertazione vecchio stile. E su una riesumazione della concertazione attraverso le urne, a dire il vero, sperano in fondo tutti i leader della triplice.